Intervista a Beppe Grillo
di Marco Lodi Rizzini
apparsa su "Italia Oggi" (febbraio 2002)

 

La chiamano predicatore televisivo, profeta, capopopolo. Grillo, le
viene mai voglia di fondare un partito?
-Ma c'è già. Io faccio già politica, i miei spettacoli sono un modo di
fare politica. Anzi, sono l'unico vero politico che c'è in Europa. Siamo in quattro: io, il papa, Bono degli U2 e Carlo Petrini di Slow Food.-
 

Ma lei per chi vota?

-Io non voto più da molti anni. Sono più avanti, prendo atto di una
realtà. Perché, vede, il voto non è più democrazia. Guardi cos'è successo in America, dove George Bush è stato eletto con una minoranza di voti. Voterò quando mi pagheranno con fattura. Io credo solo nel voto di scambio. Per questo ho messo all'asta il nio voto su Internet. Base di partenza seicentomila lire. Ma non l'ha comprato nessuno.-
 

Nanni Moretti ha ragione sulla crisi della sinistra?

-Ha ragione, dal suo punto di vista ha ragione. Ma io non so più cos'è destra e sinistra. Sono categorie del passato. Adesso c'è sopra e sotto. Nord e Sud. Consumatori e consumati. Il livello critico si è spostato. Io non mi identifico. Apprezzo, ma non mi schiero. Sono un carbonaro, un solitario. Sono per il senso critico. Sono un clandestino pubblico.-

 

Quanti le scrivono al suo indirizzo antitruffa sul web?
-Mi scrive qualche centinaio di persone. Mi segnalano le truffe più odiose e ormai più diffuse, quelle che avvengono per mezzo del cavo telefonico. Pensate la disperazione: scrivono a me invece che al Garante per le telecomunicazioni, uno che porta a casa seicento milioni l'anno per proteggere i consumatori. Siamo arrivati a questo. Ma io posso fare poco. Non sono mica il paladino dei deboli.-
 

Parliamo della sua avversione per la pubblicità in tv.

-Quale avversione? Io la pubblicità non la odio, l'ho anche fatta. Quello che non mi piace è che sia obbligatoria. Non c'è libera scelta. Oggi se uno vuole vedere dei programmi senza le interruzioni della pubblicità non può comprarli da nessuna parte. E' un sistema fatto per portare ogni anno nelle casse di tv e giornali sei miliardi di euro in pubblicità. Che divisi per trenta milioni di consumatori fanno duecento euro a testa. Sono duecento
> euro di tasse occulte. Che libero mercato è? Altro che Adamo Smith, siamo ai piani quinquennali. Questa pubblicità condiziona, altera e droga la legge della domanda e dell'offerta. E' questo che mi fa dannare.-

 

La preoccupa Berlusconi primo ministro?
-Mi preoccupano questi tempi. Siamo alla putrefazione delle ideologie, alla dissolvenza dei significati. Capitalismo, sinistra, sviluppo sostenibile: sono diventate parole vuote. Così andiamo dritti verso il baratro. Con questo sistema finiremo tutti in piazza con le pentole, come in Argentina. Pentole e consigli per gli acquisti. Io sono un ottimista apocalittico.-

Diciamo anche che Berlusconi è una miniera d'oro, un filone inesauribile per chi fa satira...
-Certi lo prendono per un leader, invece lui ha fatto cilecca. Pensi solo a questo. Simeone II di Bulgaria, senza televisioni, giornali e miliardi, alle ultime elezioni ha fatto il quarantacinque per cento. E prima non lo conosceva nessuno! Nel 1933, Hitler è arrivato al trentacinque per cento senza bisogno di televisioni. Questo qui con tre reti, diciotto giornali e un impero economico ha fatto meno del venticinque per cento. E' l'antitesi del carisma e del leader, è un Dorian Gray dei poveri. Ma detto questo, non  è mica l'impero del male. Anzi, fa simpatia.-

 

Come le sembra la tv di oggi?
-E' la tv della finta pluralità. In Italia ci sono settecentoquaranta emittenti, cioè un terzo delle tv del mondo intero. Per questo la gente pensa che ci sia pluralità. Credono alle tv e non vanno a informarsi. E invece c'è solo una tv. E' la tv commerciale, quella che cerca sempre di vendere, di rifilarti qualcosa. O nella migliore delle ipotesi fa del marketing sociale, come lo spot della presidenza del consiglio in cui Mike Bongiorno invita le imprese a non fare del nero, a pagare le tasse perché il governo è buono. Del resto, c'era scritto anche nell'opuscolo che Berlusconi ha distribuito in campagna elettorale: lo stato si deve esprimere come una tv commerciale. Siamo allo sfascio delle istituzioni. Abbiamo un governo di pubblicitari, di creativi. Gente che sogna. E genera imbecillità.-

 

Lei guarda la televisione? Che programmi vede?
-Guardo ma non assimilo. Non vedo niente in particolare, faccio zapping, come tutti. Vedo dei malati che lavorano venti ore al giorno per fare la televisione. Non hanno più vita, si dedicano anima e corpo a un mestiere che rovina loro e produce dei mostri. E il pubblico li guarda con quell'espressione calma, anestetizzata. Una calma diabolica. Una calma pericolosa, che prima o poi esplode e genera violenza.-

 

Lei manca da molti anni in televisione. Facendo due calcoli, un suo  spettacolo in prima serata fa gli stessi ascolti della nazionale di calcio. Siamo franchi, lei potrebbe venderlo a peso d'oro. Per uno che viene da Genova sono cose che fanno male...
-La mia presenza sulle reti nazionali non ha più senso. Ho già dato e ho raggiunto il limite di quello che si poteva dire e fare. Il successo mi ha dato più di quello che mi serviva per vivere per me e la mia famiglia. Mi limito a qualche presenza semiclandestina sulla tv a pagamento. E poi, per carità, non è mica detto la televisione sia l'unico modo per esprimersi. Ogni tanto quando mi viene voglia di dire quello che penso davanti a un pubblico, mi metto a tavolino, mi informo, studio, preparo uno spettacolo e lo porto nei teatri, nelle piazze. Se la gente vuole venire a vedermi, può farlo. Senza consigli per gli acquisti. Poi, il mancato guadagno non è un problema mio. Il segreto è fare come i genovesi, cioè vivere sempre un po' al di sotto delle proprie possibilità. Poi, per il resto, gliel'ho detto, io vado verso la catastrofe con ottimismo.-
 

E' un'espressione un po' forte per uno che ama le macchine  sportive e gira in Porsche...

-Le auto sono state le mie ultime velleità, gli ultimi sprazzi di quando ero giovane. Le Ferrari, le Porsche, per me erano come dei mobili d'epoca. Le guardavo, le mettevo in moto, ci facevo un giretto ogni tanto, per il piacere. Le usavo poco, ma le custodivo con amore, come si fa con le reliquie. Facevo diecimila chilometri in un anno, una cosa da ridere. Adesso ho cambiato criteri. Sono passato prima all'auto elettrica, poi a idrogeno".

 

Un'ultima domanda, Grillo. Daniele Luttazzi finirà come lei, emarginato dalla tv?
-Ma non mi faccia ridere, Luttazzi emarginato. Luttazzi sta molto meglio di me. Lui è messo bene, ha degli sponsor importanti e potenti. Finché continua a fare gli spot per la Telecom non avrà nessun problema".