Intervista a Beppe Grillo
di Stefania Cecchetti
apparsa su "Il Segno" (giugno 2001)

 

Come spiegherebbe la globalizzazione alla classica "casalinga di Voghera"?
-Se vuole io la posso spiegare alla casalinga genovese, visto che il G8 verrà qui e non a Voghera. Il problema si porrebbe se la casalinga, mentre sta facendo il pesto, si chiedesse da dove arrivano gli ingredienti. Scoprirebbe allora tutto un mondo perverso, che non dà il minimo segno di buon senso, ma solo di schizofrenia. Scoprirebbe che il suo basilico arriva dal Vietnam, l'aglio dalla Cina e i pinoli da Israele. Poi, versando dell'olio fatto in un frantoio in Liguria, ma con le olive del Marocco, aggiungerebbe un pizzico di sale scozzese.-

Il parmigiano, spero, sarà italiano...
-Il parmigiano è misto a un altro formaggio che è il pecorino, fatto con del latte che arriva dalla Baviera. Poi la nostra casalinga verserebbe il tutto in una tazzina di ceramica, cotta con l'energia del petrolio del Golfo Persico, fatta con la sabbia del Danubio e venduta a Chiavari. Dopo di che o la casalinga si butta dalla finestra o, se vuole capire il meccanismo, la ricoverano. È un'economia che non ha nulla di umano, (…) è la schizofrenia del buon senso. La realtà oggi è che se uno modifica un tasso di sconto dello 0,25% a Bruxelles, in Sicilia ci sono due studenti che non trovano la casa perché è troppo cara. I G8 sono i portatori insani di questo tipo di schizofrenia. Ma sa cosa dico io? Che i G8 non contano più nulla, sono pedine manovrate dalle grandi multinazionali. Governano, ma non hanno il potere. Sono come camerieri in livrea che fanno finta di essere i titolari quando il padrone non c'è.-

Cosa si deciderà a Genova, secondo lei?
-Genova sarà blindatissima. Io farò uno spettacolo il 14 di luglio allo stadio e il mio messaggio sarà: lasciamoli soli con i loro 12 mila poliziotti. A Genova non si deciderà nulla, perché le decisioni le ha già prese qualcun altro. Bush non è che prenda decisioni. O meglio, prende quelle per cui si è impegnato affinché lo eleggessero, con i soldi delle multinazionali.-

Perché si è generato questo sistema?
-È semplice: si pensa a fin di bene e poi le situazioni scappano di mano. Come la questione delle sovvenzioni, che generano un'economia drogata. La mucca pazza è proprio il simbolo di un'economia drogata: aver preteso che un contadino facesse l'imprenditore agricolo va bene solo nelle idee, ma poi l'effetto è quello.-

Che cos’è il liberismo?
-Siamo nella fase del libero mercato che si autoregola. Non è una novità, c'è già stata questa fase e ha portato alla prima guerra mondiale. Ma non può esserci libero mercato senza un intervento dello Stato, non dico totalmente, ma almeno in parte. Questo libero mercato non ha nulla a che vedere con quello fondato dai padri del capitalismo: Adam Smith, Ricardo. Loro non hanno mai pensato a un liberismo come quello di oggi (…) che fa 40 milioni di morti all’anno e affama i due terzi dell'umanità, il capitalismo senza assolutamente nessuna regola. (…) E soprattutto non avrebbero mai pensato all'inserimento di una variabile che ha devastato tutto: la pubblicità, che ha disgregato la legge della domanda e dell'offerta.-

Ma la pubblicità non è l’anima del commercio?
-No, è l'olio di ricino del commercio, perché ormai è obbligatoria. Chiediamoci chi paga 60 miliardi all'anno un calciatore come Ronaldo. Se vigesse la legge della domanda e dell'offerta, la legge della mano invisibile di Adam Smith, dovrebbe funzionare così: tanta gente va a vederlo, paga un biglietto, in base a quanta gente lui attira si forma il suo stipendio. Per arrivare a 60 miliardi all'anno lui dovrebbe attirare 1 miliardo e 200 mila persone. Invece i 60 miliardi li pagano quelli che non andranno mai a vedere Ronaldo, quelli che non sanno nemmeno chi è Ronaldo e che lo pagano senza saperlo mentre cambiano le gomme, o mentre vanno in bagno e usano una carta igienica particolare. Questa è la disgregazione del libero mercato. Prima era un rapporto a due, domanda e offerta, compratore e venditore. Ora è un rapporto a tre, si è inserita una variabile che rende drogato il mercato.-

Cosa ne pensa della protesta?
-La protesta è straordinaria. La caratteristica della protesta, del cosiddetto popolo di Seattle, è proprio quello di essere frantumata in migliaia di gruppi di comitati, di associazioni, che non riescono a unirsi tra loro, ed è bene che non lo facciano. Questa voglia di gridare al mondo che ci siamo anche noi è straordinaria, anche se è violenta. Ma lo sappiamo: la violenza è lo sfocio naturale dell'ingiustizia. Quindi bisogna investire in giustizia, in educazione e in informazione per eliminare la violenza, non in sistemi di sicurezza.-

Senza arrivare a partecipare a queste manifestazioni, cosa può fare la gente per ribellarsi ogni giorno?
-La gente ha un sacco di mezzi, per esempio andare a caccia di informazioni. Quelle che ancora ci sono, per lo meno, perché i grandi canali dell'informazione sono ormai intasati e inceppati. E poi il famoso "voto" che noi diamo al supermercato: bisogna acquistare con certi accorgimenti, guardandosi un po' in giro, non dando niente per scontato, leggendo un po' dietro le cose. Si può fare molto, comprando una cosa invece che un’altra. È difficile, lo so, ci vuole tempo, capisco che a volte manchi il tempo da dedicare a queste cose. Ma penso che adesso ci sia un'attenzione che prima non c'era, e lo dobbiamo anche a questi ragazzi che vanno in mezzo alle strade a prendersi le manganellate.-

Per concludere?
-Per concludere direi che non c'è niente di male a farsi dei castelli in aria. L'importante è non cercare di viverci dentro.-