Dai tempi di "Luna Park"
('79), di "Te la do io l'America" ('81), di "Te lo do io il Brasile"
('84), di un Beppe Grillo già popolare ma ancora lontano dall'enorme interesse che oggi
riscuote presso il pubblico, la sua comicità è molto cambiata.
Un primo passo verso l' "impegno" era già stato fatto poco
tempo dopo quei primi spettacoli: i suoi interventi corrosivi nelle trasmissioni
"nazional-popolari" che a quei tempi andavano per la maggiore (l'intramontabile
Festival di Sanremo, la tramontata Domenica In, e Fantastico - oggi riciclato con il nome
di "Carramba
"), lasciavano già intuire quel che sarebbe venuto. Quei
brevi e "nerissimi" monologhi, apprezzati dal pubblico quanto temuti dai suoi
"bersagli", erano già veri e propri "raid" contro il sistema: nella
memoria di molti è ben impresso l'intervento del comico genovese contro il Partito
Socialista e Bettino Craxi (allora tutt'altro che latitante) dinanzi ad uno stralunato
Pippo Baudo.
L'impressione a posteriori, tuttavia, è che durante quel raid Beppe Grillo sia stato
"abbattuto"
da funzionari RAI che avevano una linea diretta con le
segreterie dei partiti allora al Governo (in fondo da lì erano e
continuano ad essere spediti ai posti
di vertice dell'azienda televisiva di Stato).
Da allora cinque anni di completo e "necessario" black-out televisivo, durante i
quali Grillo ha "affinato" il contatto diretto con il pubblico
cosa alla
quale non ha più rinunciato e probabilmente non rinuncerà.
Intanto venne Tangentopoli, a seguito della quale del PSI si è
saputo di tutto, di più: con la conclusione che tale partito è stato abbattuto
nel vero senso della parola (seppure alcuni suoi esponenti si siano abilmente riciclati
altrove). La RAI ha di nuovo bussato alla porta di Grillo, disposta a trasmettere un suo
lungo monologo di circa quattro ore, suddiviso in due puntate (rigorosamente trasmesse in
prima serata).
Non è esagerato dire che quello show (andato in onda nel 1993, in diretta dal
"Teatro delle Vittorie"
nome a suo modo significativo) è stato
probabilmente la più bella trasmissione televisiva del decennio scorso... "qualcosa
di completamente diverso", avrebbero detto i "Monty Phyton".
Grillo non si risparmiò: fu la famosa trasmissione dell'144 (che tramontò poco dopo) e
del duro attacco a Biagio Agnes, della ridicolizzazione del mondo pubblicitario e
dell'informazione. La sensazione che "a pelle" suscitò quella eccezionale
trasmissione fu duplice: dopo 5 anni di assenza dagli schermi, Grillo era più in forma
che mai, mentre la sua comicità era molto cambiata... ed in modo definitivo.
Che cosa sarebbe successo dopo era chiaro, anzitutto allo stesso Beppe Grillo, che esordì
con le seguenti parole:
-Ho talmente tante cose da dire che non so da dove cominciare, perché ho cinque
anni di
"cose". Allora devo dirvi in 50 minuti 5 anni di robe, e anche per
i prossimi 5 anni, perché faremo solo questo e poi devo andare ancora via 5
anni.-
Non si sbagliava! E' ormai passato il 5° anniversario di quello
spettacolo, e in televisione Beppe Grillo non ha più messo piede, tranne che su
Telepiù,
ove alcune sue trasmissioni sono andate in onda in chiaro. Sulla RAI, ovvero sulla
televisione di Stato per la quale ognuno di noi paga un canone annuo, più niente: chiaro
segno che per la RAI noi non facciamo "tendenza", ma solo beneficenza.
Su Telepiù, come dicevo, abbiamo visto altri spettacoli di Beppe
Grillo che hanno chiarito come ormai la sua comicità sia molto cambiata dai suoi (pur
fortunati) esordi: alle battute di Grillo si ride come e più di prima, ma si ride più
amaro, perché egli pensa più amaro
perché i suoi spettacoli, oltre ad essere più
godibili, sono anche più "veri".
Meglio di ogni altro, infatti, Beppe Grillo interpreta l'assunto secondo cui non c'è
niente di più comico della realtà. Questa nostra "evoluta" società, con le
sue immense storture e assurdità, è al contempo un'inesauribile fonte di ispirazione e
di rabbia.
Che cosa ne deriva?
Oggi come ieri noi continuiamo a ridere al ritmo delle battute di Grillo
ma essere
spettatori di un suo show significa riscoprirsi traumaticamente spettatori anche nello
show del mondo, ove gli showmen, quelli che dirigono lo spettacolo, sono gli imprenditori,
i politici, gli economisti fasulli e tutti gli uomini delle lobby di potere
sulla
nostra pelle.
E' questo che Beppe Grillo dice. E dunque oggi la sua comicità fa pensare
e fa
ridere come e più di una volta; ma non senza accorgersi che, quando scappa la risata,
stiamo ridendo anche di noi stessi, delle nostre incapacità, dei nostri (enormi)
problemi.